Parole di Zia Uvetta

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Valentina

Ha occhi furbi Valentina, rapidi e curiosi, deridono ovunque si soffermano. Ripete tutto quello che sente, ma non è emulazione, non è gioco, non è desiderio di imparare: è affermazione di superiorità, è presa in giro, è uno schiaffo agli adulti che vorrebbero proteggerla ma non sanno difendersi da lei.

Valentina sa muovere a simpatia, sa addolcire e ingentilire: sa farlo perchè ha imparato che le conviene, ha capito che è la sua salvezza.

Ha sette o otto anni Valentina, va a scuola e ha le mani sporche di pennarello. Indossa gli abiti passati dalla Caritas, mangia alla mensa dei frati, porta a casa elemosine e regali: ruba, ma non dalle mani; ruba dal cuore, e il bottino è più grande.

Forse la sua strada è la medesima della madre, medesima piazzola in tangenziale. Ma a guardarla sembra che possa fare grandi cose, sembra che nulla la possa ferire. Ha l'aria di una piccola peste dei cartoni animati, che sempre se la cava.

Ma di carta è solo il suo quaderno, dove disegna soli che sorridono e fili d'erba come tronchi.

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